venerdì 6 aprile 2012 |
Sono passati sette lunghi anni dalla morte di Paolina Bologna. Molti di voi conoscono la sua storia. Paolina era una donna buona come nessun altra. Mai una parola di troppo, una imprecazione, un gesto scomposto. Una vita tutta dedicata alla sua famiglia, alle figlie, ai nipoti. Ogni volta che entravo ed uscivo dalla sua casa linda e profumata, lei mi diceva con un sorriso : "Accomodatevi". Quando poi Paolina entrava in un´altra casa, per lei era sempre una reggia. Non era capace di criticare nessuno. Forse avrebbe perdonato persino i medici che l´hanno ammazzata. E dire che si era ricoverata per una semplice operazione di cataratta all’ospedale di Avola. Attraverso gli esami di routine, i medici le avevano riscontrato un lieve problema al cuore. Un disturbo del ritmo, una patologia non molto grave, tipica di molte persone in età ormai avanzata. La sera prima dell’operazione, le avevo parlato al telefono. Paolina era fatalista. Credeva nel destino. Se fosse dipeso da lei, non si sarebbe mai operata. Per questo era preoccupata. Chissà, forse avvertiva un cattivo presentimento. Ma nessuno poteva mai prevedere quel terribile calvario in cui sarebbe andata incontro. Le dissi, ridendo, per farle coraggio, che qualche giorno prima al presidente Ciampi avevano installato un pacemaker a ottant’anni e lo stesso giorno era tornato a casa. Ma Ciampi non era stato operato a Villa Azzurra di Siracusa da un pugno di medici presuntuosi ed incompetenti. A Paolina hanno sfondato due polmoni senza riuscire a piazzare il pacemaker. Poi l’hanno caricata in una ambulanza e l’hanno portata a Pedara, alla clinica Villa Morgagni. Una struttura blasonata , a cinque stelle. Ma qui i medici hanno fatto di peggio. Con un catetere le hanno prima bucato il ventricolo e poi non sono stati capaci di arrestare l’emorragia. Alla fine hanno tentato il tutto per tutto con un intervento che si è rivelato fatale. La sua vita è stata drasticamente spezzata a causa di una serie sciagurata di errori. “Ma perché tutte queste sofferenze ?”, mi aveva chiesto Paolina con un filo di voce, incredula ma lucida, poco prima di entrare in quella sala operatoria, da cui non sarebbe più tornata viva. Non dimenticherò mai lo sguardo smarrito, di quella che io chiamavo affettuosamente“Ronna” Paolina. Non dimenticherò mai quel momento. Qualche giorno fa, poco prima della prescrizione del reato, il tribunale di Catania ha condannato solo uno dei chirurghi di Villa Morgagni a un anno e mezzo di carcere per omicidio colposo. Si chiama Giuseppe Di Stefano. La sera dell’operazione era scappato via dalla porta di servizio. Gli altri medici sono stati tutti prosciolti con motivazioni assai discutibili. Una delle figlie di Paolina mi ha scritto un messaggio dopo la sentenza: “Peccato che questo non mi rende felice. Preferirei avere qui la mia mamma”. Ha ragione. Nessun tribunale, nessun risarcimento, potrà mai colmare in una figlia il vuoto per la scomparsa prematura della mamma. Soprattutto alla luce delle cause davvero vergognose per cui è avvenuta tale perdita. Ma la giustizia appartiene ai vivi. Tu adesso riposa in pace, cara Paolina. “Sti ppagliacciate ´e ffanno sulo ´e vive: nuje simmo serie...appartenimmo à morte!, direbbe Totò. ... [Continua...]venerdì 9 marzo 2012 |
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