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Venti anni fa le BR ammazzavano Ezio Tarantelli-Ma per Renato Curcio la lotta continua
domenica 27 marzo 2005
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Vent’anni fa, la mattina del 27 marzo del 1985, veniva assassinato a Roma Ezio Tarantelli, il padre spirituale della “concertazione”. Aveva appena compiuto 44 anni. L'intero caricatore di una "skorpion" lo ha falciato a Roma davanti alla Facoltà di Economia, dove poco prima aveva tenuto l'ultima lezione davanti a settecento studenti. Sul suo corpo martoriato furono estratti diciassette proiettili. Nella rivendicazione l’omicidio venne legato al ruolo di consulente Cisl svolto da Tarantelli nell’accordo tra governo e sindacati sul taglio dei punti di contingenza. L’economista, allievo di Franco Modigliani al Mit di Boston, stava preparando il manifesto politico ed economico che chiedeva di votare "no" al referendum sulla scala mobile. Sul tergicristallo della macchina, venne trovato un documento di settanta pagine dove si affermava che "il salario si difende con il fucile". Dell’omicidio vennero in un primo momento accusati Alessio Casimirri e Rita Algranati, i due coniugi implicati nel sequestro Moro, il primo fuggito in Nicaragua e la seconda estradata in Italia da un anno dall’Algeria. Qualche anno, però, dopo si è appurato che ad uccidere Tarantelli furono Antonino Fosso ed un' altra persona latitante e tuttora senza nome.
Fosso non si è mai "dissociato" dalla lotta armat. Anzi ha persino rivendicato, anche dalla prigione, l’uccisione di Massimo D’Antona e Marco Biagi. Barbara Balzerani, la vera mandante dell'assassinio, capo della colonna romana della Br, fu condannata a soli due anni di carcere per "apologia di reato".
Eppure oggi tanti di quei terroristi, sono titillati e corteggiati dalle case editrici , dai giornali, persino da alcuni sindacati.
Renato Curcio, per esempio, ha scritto diversi libri in questi anni( “L’azienda totale”, “Il dominio flessibile”) in cui descrive le aziende italiane come dei “lager”, luoghi di violenza fisica e psicologica, dove i lavoratori subiscono una “torsione identitaria che li porta a non provare più alcuna emozione di partecipazione , di gioia e di dolore”. I lavoratori italiani sarebbero per lui degli "schiavi da liberare". Un’ assonanza quasi perfetta con le analisi e i proclami della Lioce e compagni, i brigatisti attualmente sotto processo per gli omicidi di D’Antona e Biagi.

Lo stesso Curcio va in giro per l’Italia a tenere seminari ( invitato e pagato da alcune Camere del lavoro) senza però mai dire una parola sui “servitori” dello stato, sui carabinieri, poliziotti, magistrati, giornalisti assassinati dalle Br. Mai una parola sul ruolo responsabile che il sindacato italiano ha svolto e svolge nella società italiana a favore dei lavoratori. Per Renato Curcio il sindacato è una entità inutile. Per lui la “lotta” continua. Ci manca solo che qualcuno proponga a Ciampi di nominarlo senatore a vita.



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