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I soldati morti in Iraq: eroi o lavoratori a rischio?
martedì 6 giugno 2006
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Oggi il fatto del giorno è stato scritto da Ino Tanasi che mi ha inviato questa lettera provocatoria che, tuttavia, mi pare opportuno rendere pubblica. Giudicate voi.

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Caro Salvo,
Un altro ragazzo italiano è morto in Iraq, unaltro è grave, cosa tristissima certo, peccato però che quest’altra strage darà il via ad un’altra, l’ennesima, sciocca diatriba politica. Questa morte sara strumentalizzata, adoperata, esecrata, svillanata, svilita ed infine se nefarà un totem, come per le altre di Nassirya, come quelle di Kabul. ”Ilritorno degli eroi”, titolava così più di un giornale, al rientro delle salme degli ultimi attentati. ERRORE: eroe è colui che muore salvandodelle vite umane o sacrificandosi volontariamente per un altissimo fine ovvero per dirla con lo Zingarelli:”chi sa lottare con eccezionale coraggio e generosità, fino al cosciente sacrificio di sè, per una ragione od un ideale ritenuti validi e giusti”. Non è questo il caso di tutti questi sfortunati ragazzi, non sono morti in combattimento, sono morti ammazzati, questo si, ma inconsapevolmente, non pensavano di stare transitando sopra una mina. E perchè erano lì? Non in quanto ”costruttori di pace”, come la retorica del ”politically correct” esige, ma perchè volontari, con stipendi altissimi di un esercito di professionisti inviato dal governo italiano in ossequio ad oculati disegni politici ed economici di medio e lungo termine. Non hanno combattuto la guerra, sono arrivati, dopo che il lavoro sporco lo avevano fatto altri, per guadagnarsi il pane. Come i pompieri, i carabinieri, poliziotti, che rischiano quotidianamente la vita e sono sempre sottopagati, non rispetto a questi soldati in missione all’estero (troppo facile), ma anche rispetto ad un impiegato scalda sedia di un qualunque ministero. Ma perchè limitarci a pompieri e forze dell’ordine, e non citare
elettricisti, carpentieri, lavoratori degli altoforni, minatori, pescatori e
tutti quelli che per portare a casa il pane fanno un lavoro rischioso?
Quando muoiono dei pescatori perchè il mare in tempesta rovescia il peschereccio, quando le motovedette riportano le salme nessuno pensa a titolare ”il ritorno degli eroi”. Nessun eroe è mai caduto dalle impalcature
di un palazzo in costruzione o è stato bollito in un incendio in raffineria; quelle sono semplici morti sul lavoro, anzi ”tragici incidenti sul lavoro”, buoni tuttalpiù per le statistiche. Per i soldati volontari a 5000 euro al
mese invece si mobilita tutta la retorica tronfia di un paese di ”poeti, eroi, santi e navigatori” di mussoliniana memoria, in un crescendo nazionalistico bipartisan francamente indecente. Si dirà: ”ma sono saltati su una mina”. Allora in questo caso occorre pensare con raccapriccio a tutte le migliaia di eroi bambini che in tutto il mondo ogni giorno muoiono dilaniati da mine...fabbricate in Italia paese di poeti, eroi, santi, navigatori, nonchè mercanti d’armi, e fabbricatori di mine.
Cordialmente
Ino Tanasi







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