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Donna, madre, vedova, imprenditrice
martedì 3 agosto 2004
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Ha ancora gli occhi lucidi, il volto scavato, lo sguardo spesso assente. Ad intervalli regolari uno degli operatori bussa timidamente alla sua porta. “Abbiamo tanti lavori da ultimare e tante scadenze da onorare. E’ uno stress continuo. Qui tutti erano abituati a spostare un mattone solo su indicazione di mio marito. Adesso tocca a me decidere anche su questioni tecniche di idraulica e di elettricità. Dovrò persino frequentare un corso come responsabile della sicurezza”. In Sicilia ci sono donne che diventano imprenditrici, non per scelta di vita, ma per un destino crudele. Per necessità. A poco più di quarant’anni, Nella La Mesa senza nessuna laurea o master alle spalle, si è trasformata da oscura casalinga a manager. La sua storia è emblematica. Sebastiano, il giovane marito, si è spento, consumato dalla leucemia, lasciandola da sola a gestire una piccola azienda di piscicoltura e ristorazione a pochi chilometri da Palazzolo Acreide. Una avventura difficile, ardua per una donna, forse troppo per una madre di famiglia che non si è mai occupata di avannottiere, appalti, finanziamenti. C’è da arginare il pessimismo dei parenti, la diffidenza delle banche, l’ostilità della provincia siciliana, tutta struscio e pettegolezzi che considera ancora una bestemmia il fatto che una donna giovane (e per di più vedova) si occupi da sola di progettazione, dei salari degli operai o di ‘piazzare’ anguille o zucchine ai mercati generali. Eppure Nella ha accetta questa sfida. “In Sicilia tutto è più difficile – si lamenta con un filo di voce –. Bisogna fare i salti mortali per far sopravvivere una azienda. Qui tutto si fa con una lentezza assurda. La burocrazia è soffocante. Per definire una pratica bisogna aspettare anni. Ecco perché il clientelismo è stato sempre una regola”. In questa zona della Sicilia orientale non ci sono fabbriche, la piccola impresa, se si esclude qualche molino e qualche artigiano, non è mai decollata. Eppure, stranamente, qui e non altrove è nata ‘La Trota’, la più meridionale azienda di acquacoltura d’Europa. Qui si è potuto concretare l’obiettivo del ciclo completo d’allevamento ed è stata avviata anche la sperimentazione di nuove specie ittiche attribuendo all’elettronica funzioni pressoché inedite. Insomma, un vero gioiello di tecnologia. Nei vivai, nelle vasche in cemento, dove gli ossigenatori sono in funzione giorno e notte, vengono allevate ogni anno circa 45 tonnellate di trote, anguille, carpe, storioni. Una cifra enorme per il mercato ittico siciliano. Gran parte di questa produzione verrà consumata sul posto, nelle grandi sale del ristorante ‘aziendale’, sulle sponde di un grande laghetto. Sebastiano La Mesa forse anche per questo autentico Eden, in una casa costruita nella pietra vecchia dei muri a ‘secco’, tra il fitto delle passiflore e delle euforbie. Tuttavia, come in una fiaba, questo incantesimo era stato spezzato dall’arrivo di un mostro perfido: la leucemia. Il racconto di Nella adesso si fa triste: “Mio marito era stato uno dei primi pazienti siciliani a sottoporsi, senza successo, al trapianto di midollo nel maggio 1990. Ha lottato strenuamente per sette anni, senza mai un attimo di disperazione, contro una sorta di ‘rigetto’ alla rovescia, perchè il midollo del donatore non riconosceva il corpo del nuovo ospite. Una malattia devastante che, giorno dopo giorno, lo ‘mutava’ in un altro individuo. Alla fine ha perduto la sua battaglia”. Ma durante i sette anni di malattia, questo straordinario imprenditore siciliano non aveva cessato di lavorare: senza stravolgere la natura, aveva costruito tre capannoni, rifatto le sale, assunto una trentina di operai (senza contare gli stagionali), avviato nei terreni circostanti la coltivazione di prodotti ortofrutticoli con il metodo biologico, una rarità nella zona montana del Siracusano. Oggi, questo posto sembra, in effetti, un piccolo microcosmo dove tutto viene prodotto come una volta. “La signora Nella ha subito preso in mano la situazione – confida una giovane segretaria –. Per noi è stata una sorpresa positiva. Eravamo confusi, smarriti dopo la morte dell’ingegnere La Mesa. Qui si lavora sodo. Questo è un cantiere, sempre pieno di gente, consulenti, tecnici, operai. C’è da controllare tutto, altrimenti ognuno se ne va per conto proprio”. Ma Nella è una donna forte, caparbia. Per la sua azienda poteva scegliere un’altra strada, più breve, più comoda. Al contrario la parola d’ordine è stata una sola: andare avanti, i progetti saranno tutti portati al termine. “Non potevo tirarmi indietro. Qui i disoccupati sono più degli occupati. Ogni giorno a decine vengono a cercare un lavoro. Facciamo quello che possiamo. Mio marito diceva sempre che fare l’imprenditore è una missione sociale. Ora il nostro obiettivo deve essere quello di non deludere le sue attese, continuare la sua opera. Costi quel che costi”.
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